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Salute - Sicurezza Alimentare
Mais alla diossina, le misure del ministero della Salute

A seguito di opportuna trasformazione si deciderà se i livelli di diossina presenti siano sufficientemente cautelativi e consentano una commercializzazione dei derivati (latte in polvere e derivati delle uova).

 Mais alla diossina, le misure del ministero della Salute

Nei giorni scorsi (dal 12 giugno, con ultimo aggiornamento il 24) le autorità italiane hanno segnalato tramite il sistema di allerta rapido (RASFF) un lotto di mais contaminato con diossina, pari a 26 mila tonnellate. Il mais è stato distribuito in diverse regioni italiane (tutte ad eccezione di Sicilia, Sardegna e Basilicata) a scopo mangimistico. Da venerdì’ 20 giugno, in via cautelativa, vi è un blocco della fornitura di latte e uova che provengono da allevamenti che hanno ricevuto i mangimi.

A seguito di opportuna trasformazione si deciderà se i livelli di diossina presenti siano sufficientemente cautelativi e consentano una commercializzazione dei derivati (latte in polvere e derivati delle uova).

Il Ministero della Salute ha disposto la circolare n. 13173/2014 con le procedure di gestione a breve/medio termine, prevedendo, nell’immediato, che il mais contaminato oggetto di allerta non vada destinato ad alimentazione animale ma a distruzione o ad eventuali  usi diversi, mentre i mangimi composti potranno essere destinati ad alimentazione animale solo se la contaminazione è <32% per animali da reddito e < 74% per pet food e acquacoltura.  Nel medio termine si completeranno le analisi sui campioni per definire la percentuale definitiva di inclusione di mais contaminato nei mangimi composti.

Ma nessuna paura per i consumatori: per gli animali o alimenti provenienti da animali che hanno consumato mangimi completi (non composti) con valori superiori o uguali al 32% di contaminazione c’è il blocco della movimentazione o commercializzazione.

Gli operatori del settore alimentare possono però richiedere -a proprie spese- un controllo sul latte e uova all’Autorità competente che procede, se l’esito è favorevole e i valori di diossina rientrano nei range consentiti, allo sblocco dell’allevamento nel caso del latte o del capannone nel caso delle uova. 

 

Il piano di controlli

 Il Ministero sta in ogni caso effettuando analisi per verificare il trasferimento dal mangime all’animale e da questi ai sottoprodotti (latte e uova), per stabilire infine se vi sono rischi per la sicurezza alimentare.

 Il piano di emergenza prevede un primo esame di 12 campioni di materia prima contaminata. La seconda fase prevede l’esame di 150 campioni di latte, uova e carne reperiti sul mercato per valutare la presenza di diossina sul prodotto al dettaglio. Con i rappresentanti delle Regioni interessate, i NAS ed il  Laboratorio Nazionale di Riferimento per le Diossine e PCB in mangimi e alimenti, sono state inoltre definite ulteriori misure a tutela della salute pubblica che hanno previsto, tra l’altro, il blocco cautelativo di alimenti provenienti da animali che hanno consumato mangime contenente una percentuale a rischio di mais ucraino. Il Comando Carabinieri per la Tutela della salute è stato prontamente coinvolto nella vicenda.

L’antefatto

Il primo episodio di cui si ha certezza riguarda un lotto consegnato al porto di Ravenna il 6 marzo 2014, che sicuramente è stato distribuito a scopo mangimistico e dato agli animali. Pare che almeno un 70% di tale mangime sia stato usato per gli scopi di alimentazione animale. L’Asl di Ravenna ha condotto in proprio esami, e ha fatto scattare l’allerta, che ha permesso di individuare il lotto incriminato.

I rischi

E’ bene intanto precisare che la diossina e le sostanze diossina-simili non presentano problemi immediati di sicurezza alimentare, e non a caso non è prevista una dose acuta. Piuttosto, quel che rileva è il consumo a lungo termine della diossina – al punto tale che è fissata una dose settimanale tollerabile (Tolerable Weekly Maximum Intake). Nessun panico quindi, in attesa che le indagini del Ministero della Salute facciano il suo corso. Ma serve una sorveglianza sempre maggiore, come chiesto costantemente da Coldiretti nel corso degli ultimi anni, per evitare che le frontiere nazionali vengano “bucate” compromettendo la sicurezza alimentare perseguita dal nostro sistema produttivo.

Fonte: coldiretti/sicurezza alimentare

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